Donne nell’antica Roma

di Laura Cecchetto

Giovinetta intenta alla lettura, bronzo del I sec., Cabinet des médailles, Bibliothèque nationale de France, Paris

Giovinetta intenta alla lettura, bronzo del I sec., Cabinet des médailles, Bibliothèque nationale de
France, Paris

Fin dall’antichità, la condizione della donna a Roma è stata ben diversa da quella dell’uomo: considerata a lui subalterna, possedeva pochissimi diritti ed era sottomessa fino al matrimonio alla potestà del pater familias, che aveva su di lei potere di vita e di morte, e successivamente alla tutela del marito.

La donna era esclusa dalla vita politica, non poteva votare, esercitare diritti civili senza il consenso dell’uomo che la tutelava, come sposarsi, ereditare, o fare testamento. Nonostante ciò, la donna aveva pari dignità morale, sociale e giuridica e poteva amministrare i propri beni. Per questi motivi, nella società Romana la donna si trovava senza dubbio in una condizione più vantaggiosa rispetto a quanto accadeva nel mondo Greco, in particolare ad Atene.

In questa pillola viaggeremo nel tempo alla scoperta di una realtà che potrebbe sembrare lontanissima da quella attuale, ma che in verità non se ne distanzia molto. Vedremo in generale che cosa significava per una donna nascere e vivere nell’Urbe, mentre per chi fosse interessato ad approfondire singoli esempi di virtù femminile rimandiamo ai contributi del laboratorio dedicato alla condizione femminile a Roma nell’àmbito del Percorso Augusto duemila anni dopo, di prossima pubblicazione nei QiC.

Leggi tutto...

Tu non sei più quel famoso Eracle

di Lorenzo Barbato

Immagine Eracle con bordino

Antonio del Pollaiolo, “Eracle e l’Idra”, tempera grassa su tavola, 1475 ca., Firenze, galleria degli Uffizi

“Tu non sei più quel famoso Eracle”: ma come? Una frase che critica, infanga o, forse peggio, compatisce il più grande degli eroi greci? E’ come se Stan Lee dicesse che i supereroi non gli stanno simpatici. Eppure questo è il verso, tratto dall’Eracle di Euripide, che ha scelto Giorgio Ieranò, docente dell’Università di Trento, come titolo dell’incontro da lui tenuto all’interno del percorso “Tragedia: teatro e destino”. Come si spiega una prospettiva così ‘tragica’, così evidentemente destabilizzante? Sembra di essere davanti ad una vera e propria crisi di identità dell’eroe, come avviene in tanti romanzi e film del Novecento, dall’Ulisse di J. Joyce al Cavaliere oscuro di C. Nolan.

L’eroe è una figura polimorfa, molteplice e di per sé contraddittoria. Egli si trova spesso a mutare aspetto e natura, entra in crisi nella sua continua evoluzione psicologica, diventando, da modello, un problema. Non è un essere fisso nella sua esemplarità, ma si carica di un realismo che lo rende umano: non si presta a giudizi univoci e definitivi.

Leggi tutto...

Νόμος, φύσις, semafori rossi

Di Fabio D’Aguanno

Imm Semafori rossi 2

Semaforo rosso in Viale Cesare Battisti, a Monza (MB), città sede del liceo

È notte. Sei in macchina. Stai tornando a casa dopo una cena. Sul sedile del passeggero un amico. Per strada neanche un’anima viva.

Arrivi ad un incrocio. Semaforo rosso. Nessuna traccia di altre automobili per chilometri e chilometri. La strada è un deserto.

Eppure, ti fermi. “Cosa aspetti?” ti chiede l’amico. “Vai. Non c’è nessuno. Nessuno ti vede. Nessuno ti multerà. Non succederà assolutamente niente. Che ti importa del semaforo?”. E invece no: tu ti fermi, e aspetti finché non scatta il verde.

Diciamolo: per comportarti così devi davvero essere un idiota. Oppure un genio.

Questo semplice racconto attualizza, con le dovute proporzioni, un tema filosofico assai caro agli antichi Greci. Un tema vecchio di millenni eppure sempre vivo: nell’Atene classica si sarebbe parlato di “νόμος καὶ φύσις”, noi oggi, più prosaicamente, diremmo “contrasto tra istinti naturali e leggi positive”. Espressione poco affascinante, che non rende appieno la profondità di significato dell’originale greco.

Cosa è il νόμος? È la “legge”.

Leggi tutto...

Alla ricerca del bello

di Marco Niccolini

Immagine1

Affresco del 480-470 a.C., Tomba del Tuffatore, sito archeologico di Paestum

Nella società del ventunesimo secolo la bellezza dell’apparire è spesso la massima aspirazione di un essere umano. Si stanno sviluppando gradualmente numerosi mestieri (come i fashion blogger, gli style director e così via) il cui unico compito è occuparsi di ricercare un’immagine che colpisca per la sua bellezza esteriore.

Ma che cosa è bello? E’ bello ciò che piace, come spesso si sente dire? Oppure esiste una bellezza universale, che si impone all’evidenza?

Può essere molto interessante intraprendere un viaggio indietro nel tempo e considerare le riflessioni che su questo tema ha espresso uno dei più grandi filosofi della storia: l’ateniese Platone, il discepolo di Socrate fondatore dell’Accademia (IV secolo a.C.), a cui è stato dedicato il percorso Eros e bellezza nel Simposio e oltre.

Per Platone la il concetto di Bellezza in sé non si esaurisce nelle cose belle di questo mondo, ma esiste come pura idea, che può essere contemplata al culmine di una ricerca filosofica. Per natura l’uomo tende alla ricerca di questo “bello in sé” spinto da una potente forza attrattiva, che per Platone è eros, l’amore.

Leggi tutto...